Un Italiano il 4 luglio 1776

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04 Lug Un Italiano il 4 luglio 1776

L’ITALIANO CHE DIEDE LEZIONI DI DEMOCRAZIA… AI PRIMI CINQUE PRESIDENTI DEGLI STATI UNITI

Non fu un improvviso colpo di pazzia a spingere gli americani, nel 1980, a dedicare ad un avventuriero italiano del Settecento un francobollo, in occasione del 250° anniversario della sua nascita. Quell’italiano fu, infatti, un protagonista, seppur non di primo piano, della rivoluzione americana: FILIPPO MAZZEI

Conosciuto solo tra gli addetti ai lavori, il Mazzei fu chirurgo a Firenze, Livorno, Costantinopoli e Smirne; commerciante e insegnante di lingua a Londra; agricoltore e ribelle in Virginia; agitatore d’animi e diplomatico a Parigi; ciambellano di corte e consigliere intimo del Re a Varsavia. Un personaggio a dir poco interessante del quale Margherita Marchione, professore alla Fairleigh Dickinson University, e Giuseppe Gadda Conti, studioso di cultura e letteratura nord americana hanno ripubblicato “Le istruzioni dei proprietari della Contea di Albermale ai loro delegati in convenzione” nell’ambito del volume “Istruzioni per essere liberi ed eguali”, edito da Cisalpino-Goliardica. Preceduto da un’introduzione del professore di Storia delle Dottrine Politiche nella Facoltà di Scienze Politiche della Università degli Studi di Milano Ettore A. Albertoni, l’opera consta di un’approfondita biografia del Mazzei e di un saggio bibliografico curato da Renata Brugnago.

CHI ERA FILIPPO MAZZEI?

Ma chi era questo italiano che aveva scelto la Virginia come patria adottiva e che vantava strette amicizie con i futuri primi cinque presidenti degli Stati Uniti, vale a dire George Washington, John Adams, Thomas Jefferson, James Madison e James Monroe?

Filippo Mazzei nacque a Poggio a Caiano, un paesino di Firenze (oggi in provincia di Prato) il giorno di Natale del 1730. Cominciò a studiare chirurgia all’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Nel 1752, per la prima volta, lasciò Firenze, dopo aver litigato, prima di tante inimicizie, col fratello Jacopo, divenuto capofamiglia alla morte del padre. Nel 1754 accettò da parte di un medico ebreo in procinto di ritornare a Smirne, un certo Salinas, la proposta di accompagnarlo in qualità di chirurgo. Ma in Medio Oriente Mazzei non resse molto: trovato un passaggio come medico di bordo su un bastimento inglese, il 3 marzo 1756 giunse a Londra. Sulle rive del Tamigi, sostentandosi con l’insegnamento dell’italiano e il commercio, cominciò a frequentare persone altolocate. Dopo una parentesi italiana durante la quale ebbe noie con l’Inquisizione che lo accusava di contrabbandare libri proibiti, tornò a Londra nel 1767 e lì vi conobbe Benjamin Franklin, uno dei padri costituenti degli States, e Thomas Adams.

Furono Franklin e Adams a convincerlo a fare rotta verso l’America: “Era già del tempo che i miei nuovi amici americani (…) mi consigliavano di andare a vivere fra loro. Io dubitavo che il loro governo fosse una cattiva copia dell’inglese, e conseguentemente che le basi della libertà fossero anche meno solide; ma tanto Franklin quanto Adams mi dimostrarono che non vi era aristocrazia, che il popolo non aveva la vista abbagliata dallo splendore del trono; che ogni capo di famiglia dava il voto per l’elezione e poteva essere eletto; che avevano le loro leggi municipali, e che delle leggi inglesi avevano adottato quelle sole che lor convenivano…”

IL VIRGINIANO

Accompagnato da un gruppo di contadini italiani, da Marie Petronille Hautefeuille, futura sposa, e dalla figlia di lei, giunse in Virginia nell’autunno del 1773. “…il Mazzei si mise ad organizzare un’azienda agricola cooperativa (…); tra i virginiani vi aderirono, oltre al governatore inglese Lord Dunmore, Washington, Jefferson, Mason e altri grossi proprietari terrieri…” L’intento era quello di dedicarsi esclusivamente all’attività agricola (importò dall’Italia colture inesistenti in Virginia) ma con soci di quel calibro fu irrefrenabile l’attrazione della politica.

Firmandosi “Furioso”, Mazzei, nella scia del Jefferson, cominciò a pubblicare numerosi scritti rivoluzionari. In un linguaggio quanto mai popolare per farsi comprendere anche da chi non aveva avuto il vantaggio di “un’educazione studiosa”,

“…Mazzei scrisse una serie di articoli per guidare le direttive della rivoluzione americana, uno dei quali fu tradotto dall’italiano in inglese da Jefferson.”

Il fiorentino insisteva soprattutto nelle accuse di dispotismo contro il governo inglese e nella necessità per gli americani di liberarsi da questa schiavitù. Polemista di razza, il Mazzei rispecchiava le tendenze in voga all’epoca: l’illuminismo, gli ideali democratici, l’eguaglianza e la libertà. Le sue intuizioni e, su tutto, l’accento posto nei suoi scritti sui diritti dell’individuo influenzarono notevolmente Jefferson, che ne trasse ispirazione per la stesura della Dichiarazione d’Indipendenza.

ALLA CORTE DEL RE DI POLONIA

Il suo impegno come indipendentista fu sempre più forte così come la notorietà presso i virginiani, che lo scelsero addirittura come amministratore della contea di Albermale. Il Mazzei intraprese inoltre parecchi viaggi in Europa, durante i quali si impegnava in missioni diplomatiche per conto della Virginia, in incontri d’alto livello per convincere le potenze europee della convenienza economica ad allacciare relazioni commerciali con le colonie ribelli e in interventi giornalistici.

Nel 1788 pubblicò a Parigi i quattro volumi delle

“Recherches Historiques et Politiques sur les Etats-Unis de l’Amérique Septentrionale”

L’opera fu un fiasco. Ma, dietro l’angolo, la vita del Mazzei prevedeva un’altra svolta: in luglio divenne “agente segreto” del re Stanislao Augusto di Polonia. Quando gli fu offerto l’incarico, il Mazzei si mostrò molto riluttante: “Pregai (il Piattoli, colui che gli aveva offerto l’incarico) di venir meco a pranzo da Jefferson, temendo che il mettermi a servire un sovrano potesse pregiudicarmi nell’opinione dei miei concittadini; ma Jefferson mi assicurò del contrario, dicendo che il re di Polonia…era capo di una repubblica, e non un re dispotico, e che passava per essere il meglio cittadino della sua patria”.

L’ascendente di Jefferson sul Mazzei era tale che il nostro non ebbe più dubbi e accettò. Lavorando a Parigi per conto del Re di Polonia, assistette in prima persona agli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese e si rivelò un attento osservatore: “Fu testimone oculare di episodi che tanti storici hanno più tardi riferito in termini sostanzialmente identici”. Nel 1791 Mazzei lasciò Parigi per Varsavia, dove gli sarebbe stata conferita la cittadinanza polacca. Lasciata la Polonia l’anno seguente, rientrò definitivamente in Italia, a Pisa, dove trascorse gli ultimi 22 anni di vita, anelando con nostalgia a un possibile ritorno nella sua terra d’adozione, la Virginia. Morì nella città toscana il 19 marzo 1816.

LE “INSTRUCTIONS”

La lettura de “Le istruzioni dei proprietari della contea di Albermale ai loro delegati in Convenzione” (The instructions of the Freeholders of Albermarle County to their Delegates in Convention) è istruttiva per capire il pensiero e anche il carattere del Mazzei. Innanzitutto, è l’unica cosa commestibile che egli abbia scritto. Sia le già citate Recherches sia le “Memorie della vita e delle peregrinazioni del fiorentino Filippo Mazzei con documenti storici sulle sue missioni politiche come agente degli Stati Uniti d’America e del Re Stanislao di Polonia”, pur offrendo numerosi spunti interessanti, sono di lunghezza spropositata, piene di divagazioni pedanti e anche un po’ inutili. Le “Instructions” invece compendiano al meglio il pensiero politico del Mazzei, in uno stile sintetico e divulgativo.

La prima parte è datata 11 maggio 1776. Mazzei dà delle indicazioni ai delegati della Convention autoconvocatasi a Williamsburg il 6 maggio dopo che il Governatore inglese aveva sciolto l’Assemblea Legislativa della Virginia. La seconda parte fu scritta il 22 giugno e servì al Mazzei per meglio precisare la prima parte e per confutare obiezioni mosse da alcuni convenuti. La terza parte fu una polemica critica nei confronti delle scelte fatte dalla Convention, che a detta del Mazzei andavano contro gli ideali di una democrazia rappresentativa.

Nel testo emerge la visione tipicamente illuministica del Mazzei, il suo indipendentismo, il suo odio (esagerato) nei confronti degli inglesi e delle loro istituzioni, i progetti istituzionali innovativi. Indipendentista quando ancora molti coloni credono ad un accordo con la Gran Bretagna, Mazzei vagheggia una democrazia diretta ingenuamente perfetta e arriva a polemizzare con i progetti di democrazia rappresentativa della Convenzione:

“E’ veramente inconcepibile che un piccolo numero di uomini nominati dal Popolo per gestire gli affari generali (…) debbano pretendere di non essere soggetti al sindacato di chi li ha assunti, e di arrogarsi persino l’autorità illimitata sugli stessi e che questi ultimi, nel caso che non siano contenti dell’arbitrarietà della loro gestione, non abbiano il potere di licenziarli prima del termine di un anno quando sarebbero autorizzati a scegliere nuovi agenti, ma con lo stesso arbitrario potere illimitato. Se questa è libertà, ci piacerebbe sapere cos’è la schiavitù.”

Si è molto dibattuto su quanto il progetto del Mazzei abbia influenzato le successive opere del Jefferson. Sicuramente da alcuni la cosa è stata enfatizzata oltre misura, sta di fatto che il futuro Presidente degli Stati Uniti, come abbiamo già detto, raccolse numerosi spunti dall’opera del fiorentino.

MAZZEI NELL’OBLIO

Ci si chiede allora perchè un personaggio così affascinante sia caduto per tanti anni nell’oblìo, salvo riemergere dalla naftalina solo grazie al francobollo delle Poste d’oltre oceano. Non mancano certo le spiegazioni tecniche: la frammentarietà dei documenti da lui lasciati e la difficoltà di accesso al suo archivio, rimasto a lungo in mano privata. Sta di fatto che i primi timidi tentativi di approfondimento della vita del Mazzei avvengono solo dopo il 1915. Sarà poi con la pubblicazione in inglese del primo volume delle Recherches in occasione del bicentenario della Rivoluzione americana, nel 1976, che l’interesse per il nostro si rivitalizzò. Ma grande notorietà il “rivoluzionario” di Poggio a Caiano non l’ebbe mai, salvo che per l’episodio noto come “Mazzei’s letter” (un giornale italiano pubblicò parte di una lettera del Jefferson al Mazzei del 24 aprile 1796 nella quale il futuro Presidente criticava alcuni capi federalisti delle colonie accusandoli di essere filo monarchici. Mesi dopo la lettera apparve mal tradotta in francese sulla “Gazette Nationale ou le Moniteur Universel” di Parigi e suscitò grandi polemiche).

di MARIAN CECCHI

fonte https://cronologia.leonardo.it/mondo19l.htm